I calciatori scioperano, i cantanti no!

Qualche tempo fa ha destato scandalo lo sciopero dei calciatori. quello che non sanno gran parte delle persone, intente più a condividere l’indignazione che a informarsi, è che i calciatori milionari scioperavano anche per i diritti di atleti di serie “C” da meno di 1000 euro al mese. Ora in campo musicale, più volte s’è detto che forse i nostri grandi nomi dovrebbero alzare la voce contro un sistema discografico che mortifica artisti “minori” (leggi ultimi sanremo), C’è un motivo per il quale non vedremo mai i grandi artisti da “san siro esaurito” scioperare in favore di artisti meno conosciuti. il perchè è ben descritto qui se vi va di leggerlo.

Riporto un articolo trovato su internet e lo integro con un vecchio servizio della trasmissione “report”

da http://ocastamusica.wordpress.com

Il musicista indipendente Umberto Palazzo fa il punto sui recenti provvedimenti adottati dalla Società Italiana degli Autori ed Editori. Il tutto contrassegnato dal divertente (ma assai amaro) logo che potete vedere.

Riporto qui sotto la lettera, a voi i commenti.

Riservato ai musicisti: come si diceva l’altro giorno i soci SIAE sono divisi in due fasce. Una fascia A formata dagli autori più ricchi a cui toccano privilegi incredibili quali la suddivisione del “calderone” (spiego più giù cos’è) e una fascia di 20/30.000 autori e compositori ai quali viene sottratta anche una buona parte di quello che spetterebbe loro di diritto.

Come avviene ciò?

Tramite la ripartizione “a campionamento” e la divisione del “calderone” solo fra soci maggiori.

E’ un meccanismo chiaramente iniquo, che costituisce un arricchimento senza causa dei soci maggiori e dei loro editori, che sono sempre dei gruppi economici potentissimi

Io propongo un’azione politica che porti al cambiamento di questa palese ingiustizia, tramite una nuovo regolamento e propongo che si inizi con una class action, che, anche se ha poche possibilità di vittoria in tribunale, può fare molto rumore e portare l’opinione pubblica dalla nostra parte. E’ il momento giusto: si parla di modernizzare il paese e di scardinare vecchi e ingiusti privilegi, quindi ci conviene attaccare prima che si scopra (che qualcuno s’inventi) che abbiamo qualche privilegio che non sapevamo di avere. Inoltre se saremo in tanti, oltre a far rumore, ci costerà poco.

 Non so se tutti sappiate come la SIAE ripartisce i proventi delle serate da ballo e i concertini.

In sintesi:

i programmi musicali verdi, cioè quelli che compila il dj, vengono pagati “a campionamento”, cioè la SIAE manderebbe ogni anno i suoi ispettori a 500 serate (si dice) e questi prenderebbero nota dei pezzi più suonati in quelle serate (in base a quale criterio vengano scelte le serate non è dato sapere, ma possiamo facilmente immaginarcelo visto che i piccoli soci non possono controllare questi controllori).

Tutto il ricavo annuo di tutte le feste da ballo che si fanno in Italia viene poi ripartito fra i pezzi più suonati in quelle serate scelte in maniera arbitraria, cioè nessuno legge quei borderò verdi che vengono compilati a centinania di migliaia. Ovviamente i brani prescelti sono famosissimi, perché suppongo gli ispettori non vadano in giro con shazam, visto che la normativa è più vecchia della app, anzi sull’ultimo numero di Vivaverdi ho appena letto che l’uso di Shazam è assolutamente escluso. Quindi (pazzesco ma è così) i pezzi che vengono pagati (e si tratta di un alluvione di denaro se solo pensate a quante serate si fanno nel fine settimane nei vostri paraggi), sono solo quelli che il funzionario preposto conosce e magari il burocrate in questione è un ex carabiniere piuttosto anziano, come mi è capitato.

E già fa malissimo al cuore.

La cosa che forse non sapete, infinitamente più grave, è che dal 2007 anche per il 75 per cento dei concerti (i programmi musicali rossi) la ripartizione si fa nello stesso modo e l’obiettivo è chiaramente quello di arrivare al 100%, cioè non dare più nulla ai piccoli soci. L’altro 25% è analizzato ad estrazione (ma basta mettere una lettera fuori da uno spazio perché il programma sia annullato e allora tutto nel calderone).

La scusa: è stata scoperta un’orchestra in Campania che falsificava i programmi musicali, cioè su questi scriveva solo brani del capo-orchestra.

Praticamente non si prende neanche in considerazione l’idea che ci siano artisti che suonino solo musica di propria composizione. Nell’immaginario corrotto di chi fa i regolamenti Siae esistono solo le orchestra che eseguono i successi dei supersoci.

Questo va cambiato perché non è tollerabile suonare dal vivo per fare arricchire ancora di più Zucchero e Co. In generale non trovo tollerabili le ingiustizie e questa ci tocca tutti personalmente.

Inoltre tutto il fiume di soldi che arriva dalla filodiffusione nei locali pubblici, la tassa sui cd vergini e altre utilizzazioni finisce nel cosiddetto “calderone” che viene ripartito fra i super-soci e sono cifre enormi. 

In questo caso, se ci fosse un equa divisione ci toccherebbero magari degli spiccioli, ma decine di migliaia di piccolissime quote fanno milioni di euro per poche persone che hanno solo il merito di essere già ricche. Vi pare giusto?

 A presto

QUESTIONI FREQUENTEMENTE SOLLEVATE

1) per fare  una class action bisogna che tutta la categoria sia coinvolta, quindi fate conoscere questa cosa a tutti i musicisti che conoscete, se siete d’accordo

 2) La Siae ha il monopolio. Non si possono creare sistemi alternativi e anche se iscritti all’estero dovete passare da lei.

 3) non iscriversi non serve a niente anzi favorisce i supersoci perché i locali devono comunque pagare per farvi suonare. Se non siete iscritti i soldi versati per il vostro concerto andranno ai supersoci al 100%, mentre oggi beccano il 75%. Se non v’iscrivete aumentate di un quarto la ricchezza di gente già ricca da far schifo

 4) non c’è nessuno interessato a combattere questa battaglia al nostro posto e non ci può essere perché sono i nostri diritti e i nostri soldi. Chi non combatte peri propri diritti (e per i propri soldi) è destinato a perderli ed è esattamente per questo motivo che siamo arrivati a questo punto, ma prima non c’era facebook ed era molto difficile fare rete.

Fonte: http://ocastamusica.wordpress.com/2012/02/20/siae-siae-e-ancora-siae/

Per ulteriore informazione:

http://www.youtube.com/watch?v=QfFkFuqQyyw&feature=related

Vi presento “Alice senza niente”

Libro di Pietro de Viola.

Mi piace riportare quelle che sono le mie sensazioni quando qualcuno o qualcosa me ne provoca di forti.

Sono venuto a conoscenza di questo romanzo poco meno di un anno fa. Incuriosito dalla formula di divulgazione gratuita on line e dal fatto che a scriverlo sia stato uno dei miei tanti “compaesani” che come me amano raccontare, avevo pensato di scaricarlo e leggerlo.

Ricordo di non averlo fatto per un motivo ben preciso: non mi piace non retribuire chi lavora di creatività. In campo musicale è una vera e propria piaga. Non approfondirò l’argomento in questo post. Semplicemente amo dare un valore anche a chi mette in movimento il mio cervello… che abbia la possibilità di comprare altre penne per rendermi nuovamente lo stesso servizio, penso.

In cuor mio speravo quindi di vederlo pubblicato e di poterlo acquistare. Cosa che ho potuto fare qualche giorno fa.  Alice senza niente ha piano piano conquistato internet e cosa più importante, la testa dei lettori. Quindi ha meritato sul campo una pubblicazione e adesso ho potuto aggiungerlo alla mia libreria.

Leggendolo ho provato un arcobaleno di sensazioni tra le più disparate: mi sono sentito legato alla dolcezza della protagonista, ho sentito il bisogno di proteggerla. Ho provato grande intimità osservandola di nascosto da oltre le righe. Ho immaginato l’autore, Pietro De Viola, lavorare d’immedesimazione con un personaggio femminile riuscendo egregiamente senza cadere nel luogo comune. Non avrei saputo descrivere meglio una donna che, senza un soldo in tasca, si ferma a sognare borse e accessori di fronte ad una vetrina.

Ho avuto anche delle sensazioni violente. Un pugno nello stomaco tanto brutto quanto può essere quella che è la situazione maledettamente veritiera di tanti della mia generazione. Perennemente “giovani” in cerca di lavoro. Senza la possibilità di programmare una vita di coppia dignitosa, un figlio e la tanto agognata “normalità”.

Mi è mancato il respiro, ripensando a tanti sacrifici resi vani da una classe politica e dirigente impietrita dalla paura di sviluppare il nuovo. Di dare delle possibilità a chi merita.

Paura. Di paura si tratta quando un dirigente d’azienda crede che un 110 di laurea qualifichi “troppo” uno stagista. La mia generazione è vittima del terrore delle classi precedenti, che hanno avuto e non sanno come dare.

Nel racconto vorrei sottolineare la figura di “Riccardo”, il fidanzato di Alice. Mi è sembrato ben ideato. Sempre in bilico tra sentimenti di amore per la sua ragazza e la frustrazione per l’impossibilità di darle più del semplice “tirare a campare”.

Inoltre leggendo, sparsi qua e là, ho ritrovato tratti di poesia che, chissà perchè, mi hanno ricordato Fellini in alcuni dei sui capolavori.

Vi lascio col consiglio di leggerlo. Riporto il sito ufficiale http://www.alicesenzaniente.altervista.org/ e proseguo sulla mia strada.

Buone Vibrazioni.

La società del consenso – “Il timido pensiero”

Autrice Valeria Bissacco - http://valeriabissacco.it

Non so… non so davvero se ci sia più farina sui mobili o nella ciotola per l’impasto…

La mia cucina è ridotta peggio di quella dei 7 nani dopo che il principe s’è portata via Biancaneve (bastardo!… avrà pensato Brontolo… e pure Pisolo…), ma almeno stavolta la pizza è più che mangiabile!

La prima volta che ho provato a fare l’impasto per la pizza è saltato fuori qualcosa di davvero indecente!

La lievitazione latitava e volendo provare ugualmente a cuocere l’impasto,  il risultato è stato una sostanza pseudo alimentare che descriverei come una sorta di pane azzimo con la consistenza di una di quelle caramelle gommose che fanno la gioia di “bancarellari” e dentisti.

Dovete sapere che se cercate una ricetta su internet trovate delle versioni con determinate raccomandazioni e altre che esortano a fare l’esatto opposto… il problema è che sono ricette di chef mega spaziali tutti assolutamente credibili. Si passa da “mi raccomando la pasta frolla con burro freddo” ad “assolutamente fondete il burro”… se seguo una o l’altra ricetta non è un problema. Inspiegabilmente vengono bene entrambe. Mi sono rassegnato, convinto che si tratti di pura stregoneria. Non ci sono discussioni! E’ stregoneria, loro sono stregoni e l’inquisizione dovrebbe fare qualcosa!

Il dramma avviene quando segui consigli di diversi cuochi per la stessa preparazione… e lì sono catastrofi!…In quei casi c’è solo una cosa da fare! Telefonare a mamma!…

Torno nella mia stanza fuori dal caos (versione toscana), stacco un altro foglio dalla parete e lo attacco in mezzo agli altri prescelti.

“Il timido pensiero”.

Ovvero quel che pensiamo e non osiamo dire.

La nostra è una società malata di consenso. La ricerca di questo è diventata maniacale. Una malattia vera!

In politica la “democrazia” ha portato a combattere le battaglie non più sulle idee ma sulla popolarità.

Ci avete fatto caso? Parliamo tanto dell’inflessibile Monti, ma il nostro attuale premier ha un appoggio quasi totale in Parlamento. Come me lo spiego? Per me è semplice. In questo periodo storico in Italia andavano fatte una serie di scelte impopolari… cosa vuoi che importi ad un tecnico, che dopo il suo mandato sparirà dalla politica, di fare queste scelte… E questo va bene a tutti! Destra (ammesso che esista) e Sinistra (ammesso che esista).

Ce li vedete voi l’Alfano o il Bersani di turno andare in tv a dire “Da domani pagate le tasse. Tutti e tutto!”… CROLLO TOTALE DEL CONSENSO!

In economia il tentativo di vendere a tutti i costi ha portato ad un appiattimento delle proposte.

Ci avete fatto caso? Banche e assicurazioni hanno tutte spot che parlano di sicurezza e futuro, i prodotti alimentari sono perennemente paragonati alle ricette genuine della nonna, chi invece pubblicizza servizi di telefonia, si affida a  comici e simpatici personaggi popolari. Per tutti gli altri prodotti ci sono sempre un paio di tette da tirare fuori immotivatamente per qualsiasi bene di consumo.

Ditemi onestamente, voi ce le vedete le banche dire che hanno un tasso del 14,98 % ?*(1) O  una nota bevanda parlare dei sindacalisti colombiani ammazzati? O i gestori telefonici affermare che tanto non si fanno concorrenza e le tariffe rimangono quelle anche se effettivamente gli spot sono divertenti? CROLLO TOTALE DEL CONSENSO!

Ci avete fatto caso? Sui social network il “non mi piace” non esiste. Non è una dimenticanza, è lo specchio di quello che rappresentiamo. Alle aziende non interessa a quanti non piace un prodotto, interessa quanti pezzi di quel prodotto deve produrre e potenzialmente vendere.

Però finché si tratta di politica, economia etc è quasi normale, quando il “contagio” arriva a noi o peggio, a dei ragazzini che s’affacciano alla vita sociale, ammetto che un po’ mi tremano le gambe.

Alcuni altri social network progettati per bimbiminkia*(2) tipo “netlog” sono fondati proprio sulla popolarità degli iscritti… più sei votato, più hai visibilità, più sei popolare. E giù tutti a fare una foto con un cesso dietro…

Siamo figli di una società che ci vuole partecipi più al televoto che al voto.

Il rischio di perseguire il consenso è che si rimanga incastrati in un meccanismo fatto di “facili allineamenti” e poche argomentazioni.

Qui entrano in scena quelli che io chiamo “Timidi pensieri”. Quelli che fanno seguire il “ma” ad un “si”… il “però” dopo il “sono d’accordo”, quelli che danno il via ad un dibattito…

La paura di esprimere un’opinione controcorrente lascia i nostri “timidi pensieri” appesi sulla punta della lingua… Non parlo del dissenso a tutti i costi che, se privo di motivazione, per me equivale al consenso. Parlo del confronto vero e proprio. Il fastidiosissimo confronto! La base concreta di ogni forma di progresso…

Ce li vedete voi dei comunisti esprimere un’opinione ad un’assemblea di Forza Nuova o viceversa? O Atei e Credenti confrontarsi serenamente su temi riguardanti laicità o religiosità*(3)? Più facile insultarsi ed avere il facile consenso di chi è come te. E siamo soli. Perché la solitudine è quando tutti la pensano come te…

Per riprendere una cosa detta in un post precedente, devo ancora vedere un cantante parlare bene del Papa al Primo Maggio o un calciatore fare il pugno chiuso sotto la curva della Lazio…

Autocritica… tante volte sono stato sul punto di evitare di dire la mia opinione (magari contraria o in linea con un “ma” a seguire) per fare a meno di ritrovarmi ad essere controbattuto. Per fastidio di essere mal giudicato, di non essere compreso, di non essere rispettato nel mio pensiero o forse soltanto per paura di dire una stupidaggine.

Da questa osservazione nasce questa canzone. “Il timido pensiero”. Canzone già proposta dal vivo, viva, molto sbarazzina a dire il vero, come forse dovrebbero essere le nostre opinioni dalle quali possono nascere idee importanti. Si, perché il serio pericolo di non aprirci al confronto con chi pensa cose diametralmente opposte alle nostre, è di soffocare idee che invece possono essere importanti. Magari qualcuno cercava proprio questa nostra idea per sentirsi meno solo…

Pensate se Galileo avesse avuto timore di esporre la sua eresia (certo… ha ritrattato, ma ormai il danno era fatto).

Il “timido pensiero” della mia canzone nasce all’improvviso come un’ idea importante, aspetta che sia il suo momento, di poter essere espresso, dibattuto, utilizzato. Si sente soffocato dalla materia grigia che l’ha generato… Vuole essere libero come un aereoplano di carta che ha beccato la corrente giusta e non può fare altro che salire in quota. E’ un pensiero che si libera della sua timidezza e diventa prepotente, acquista consistenza, valore, consapevolezza e alla fine:

“libero dal peso delle offese

senza più paura del giudizio della gente

respirando il senso più leggero delle cose

proprio dove l’aria si fa pura veramente

… scivola via…”

Se i vostri “timidi pensieri” hanno mai provato queste sensazioni, vi dedico fin da adesso questo brano tratto dal “prossimo album”.

*(1) Percentuale presa da una recente proposta di finanziamento da me avuta per comprare un’auto usata. Ovviamente li ho inviati affanculo e ho stabilito di fare come facevano gli antichi. Salvadanaio a forma di porcellino, risparmio e quando ce li ho li spendo!

*(2) Bimbominkia (su wikipedia non c’è… ritengo questa fonte è comunque attendibile…)

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bimbominkia

*(3) Argomento che tratterò in “disse l’uomo sulla croce” in un post successivo

Autrice foto: Valeria Bissacco – http://valeriabissacco.it. Ringrazio per la concessione.

Quella stanza fuori dal caos – “7 miliardi”

Il mio raffreddore sta durando più delle abituali 6 ore annue!… che stia perdendo i miei superpoteri? Non lo so… speriamo di no.

Da piccolo me la sono vista brutta con una broncopolmonite e i medici mi hanno imbottito di così tanti antibiotici che non ho avuto un raffreddore per decenni. Manco le malattie esantematiche ho avuto. Morbillo, varicella, rosolia… niente! Una volta mi sono fiondato in casa di un amico che aveva 2 figli con la varicella. Niente da fare. Sono come l’uomo ragno solo che invece di sparare ragnatele sparo minchiate…

Comunque sia adesso sto ‘na pezza e mi preparo una tazzona di una di quelle tisane che si comprano in farmacia per far passare il raffreddore in 3 giorni.. cioè lo stesso tempo che ci mette per andarsene gratis, ma la pubblicità era carina e una volta tanto mi sono fatto fregare.

Acqua… microonde… un minuto… no due. Brucia… lo sapevo! Vabbè aspetto un po’. Verso la polverina della salute nella tazza e alternando 2 dita alla volta per non scottarmi, come certe lucertole del deserto che fanno i turni con le zampine d’appoggio sulla sabbia che scotta, la appoggio vicino al mouse del pc… In realtà anche alternando le dita ho rischiato parecchio perché non avevo calcolato la peculiarità umana del pollice opponibile al quale, con tutta la buona volontà, non si può dare il cambio… il mio pollice adesso pulsa ed è di un viola preoccupante…

Sollevo lo sguardo sui miei testi appesi e ne cerco uno in particolare… non lo trovo. Ma come no?… cerco meglio… niente!

La maggior parte dei miei testi credo soffrano di una strana forma di paura dell’abbandono. Nonostante io eviti di riporli nei cassetti e li lasci sempre in vista per non dimenticarli. Questo no. Questo deve aver pensato bene di non darmi la soddisfazione di essere scelto… fa il prezioso lui.

Vabbè, ne stampo una copia… vado a prendere il mouse e infilo inavvertitamente 2 dita nella tisana… E sono urla e decine e decine di imprecazioni delle quali alcune assolutamente mai utilizzate prima dall’uomo nella storia dal medioevo ad oggi. Me ne vanto.

Indice e medio diventano dello stesso colore della tisana… il medio un po’ più rosso a dire il vero…

Stampo il testo di “7 miliardi”, sottotitolo “vita a Babele”… perché io con Babele ci sono fissato ok?

Mi piacerebbe raccontarvi non come, ma dove è nato.

In casa, da mia mamma a Barcellona (in Sicilia non in Spagna… non è che lo posso dire sempre però eh), c’è una stanza separata dalla casa. In mezzo al giardino. E’ stata la mia salvezza per anni. Un’oasi di serenità. Da magazzino negli anni è diventato uno studio, un rifugio, un luogo in cui nessuno avrebbe mai osato fracassarmi le… fracassarmi. Punto.

Con i miei amici era diventata la “stanza fuori dal caos”. Pace assoluta in mezzo alla città.

Partite di calcio in tv, pizzate, discorsi più o meno seri tra amici… Era diventato il punto di riferimento di quei pochi ai quali avevo dato il pass per entrare. Non ci poteva entrare chiunque.

Artisticamente credo che quel posto mi abbia aiutato parecchio a trovare la tranquillità che serve per scrivere.

Fuori c’è un albero di arance… Nel mese che amo (settembre) ero pieno. Ne prendevo un paio, spremutazza (altre che tisane), chitarra e via. Ore e ore…

Ogni tanto ci torno. C’è una fila di videocassette (sob… passate di moda), qualche disegno sul muro, che a guardarli oggi è come vedere i miei passaggi da un’età ad un’altra, 2 chitarre rotte, scatoli che non voglio buttare, ma che non oso nemmeno aprire.

Questa stanza è strettamente connessa al testo di “7 miliardi” e ai successivi.

Fino a quest’estate ho vissuto un periodo di magra, musicalmente parlando, non riuscivo a scrivere, o meglio, non mi piaceva nulla di quello che scrivevo. Capita. Non ne faccio mai un dramma. Per mia fortuna ho dovuto passare qualche giorno in Sicilia e senza assolutamente chiederlo la “stanza fuori dal caos” ha fatto la sua magia svegliandomi in piena notte come tante altre volte e coprendomi con quella coperta che ti protegge da tutto quello che non va d’accordo con una penna. Ansia, fretta, frenesia e la peggiore delle streghe, la ricerca del consenso…

Si perché il rischio è sempre questo. Non scrivere ciò che si pensa, ma ciò che ti rende popolare… e fare la solita collezione di “mi piace” fine a stessa.

Che poi non ci vuole molto ad essere popolari oggi. Basta parlare male del Papa al primo maggio o fare il saluto fascista sotto la curva in qualche stadio che partono le ovazioni. Giusto per fare esempi bipartisan.

In fondo lanciare slogan dal palco non è così difficile.

La mia stanza speciale me l’ha ricordato. Mi ha ricordato che per anni ho scritto per il puro piacere di farlo.

Da quest’estate, ho ripreso a scrivere per come ritengo sia giusto farlo e quindi con piacere.

Di che parla “7 miliardi” ve lo dirò in un altro post… lo volevo scrivere ma mi sono perso… O forse ho già iniziato a farlo… In fondo parlare di un ambiente che genera una canzone è come cominciare a capirla no?

Bene… piacere d’avervi accolto per un attimo nella mia “stanza fuori dal caos”.

Buone vibrazioni

Mille cose da possedere, una cosa da dividere – L’ultima stella

Guardo le mie canzoni stese ad asciugare, ne fisso una per qualche secondo e penso: “ok, questa ci sarà!”

Stacco il testo dalla mollettina azzurra e cambio “residenza” al foglio attaccandolo con una calamitina tonda e rossa su una barra di metallo. Barra su cui saranno esposte tutte le canzoni che inserirò nel prossimo album. A vista. Che io possa parlarci sempre.

Prendo la chitarra, la suono… questo è il mio benvenuto alla prima canzone scelta.

Il titolo? “L’ultima stella”

La riflessione che l’ha generata?

Mi sono accorto (e non è che ci volesse tanto) che di fronte all’abbondanza, le persone diventano egoiste, pronte ad accaparrare quanto più possibile… Cronaca ordinaria sentire che ci si scanna per il parcheggio più vicino all’entrata del centro commerciale quando ce ne sono 300 ancora vuoti,  botte da orbi per la nuova uscita di qualcosa che sarà regolarmente in commercio per mesi.

Al contrario, sembra che in condizioni di estremo bisogno venga fuori in ognuno il lato più limpido della nostra umanità.

Così, di fronte a disgrazie come terremoti, guerre o carestie, c’è chi è pronto a spogliarsi di quello che ha per provvedere ai bisogni di perfetti sconosciuti. Fatta eccezione ovviamente, per il paio di balordi pronti a sghignazzare al telefono pensando al giro di soldi che le calamità generano.

Eserciti di volontari più o meno preparati pronti ad assistere, nonne che preparano da mangiare e ragazzi con un pallone a far divertire i bambini. Tutto questo spesso in stridente contrasto con paesaggi devastati.

Senza scomodare le tragedie, ho avuto riferimenti anche dalla quotidianità di persone che vivono a stretto contatto con altre in situazioni non facili o da esperienze personali.

Amo scarpinare in montagna (trekking), mi sono trovato spesso in situazioni abbastanza difficili.

Quello che più mi piace quando ci si trova in mezzo alla natura più ostica, spesso con degli sconosciuti, è notare come  il bene privato diventa regolarmente bene comune (il pezzo di cioccolata, il the caldo, il pane), oppure vedere come ci si prende il peso dello zaino altrui o si provvede alle cure di chi sta messo peggio dopo giorni di cammino. Amo riflettere sul fatto che tutto questo non nasce da regole prestabilite, ma semplicemente da ciò che in fondo siamo davvero. Uomini. Nel senso più nobile del termine. L’indifferenza nasce dall’incapacità (e codardia) di sapersi mettere nei panni altrui: “non è un problema mio”, “me ne batto le balle” et simili. L’empatia emerge nel momento in cui si condivide la fatica, la sofferenza, il disagio… Chi è capace di farsi carico dello sguardo degli altri, da carne da traffico urbano diventa uomo.

In una di queste occasione “montanare” riflettevo a voce alta su quanto fossimo “diversi” in quei momenti favolosi ma comunque di disagio rispetto alle abitudini, quanto la fatica del cammino ci aiutasse a “cambiare”

Un ragazzo che era con me, un sacerdote della mia età che scarpinava con noi, mi fece riflettere, al contrario, sul fatto che probabilmente in quell’ambiente non eravamo “diversi” ma perfettamente normali. La diversità dei nostri comportamenti era nella quotidianità che ci incattivisce con i suoi ritmi, le sue pressioni le sue violenze… è ogni giorno che siamo “diversi” ed è in situazioni difficili che invece siamo “umanamente normali”.

Ecco perché il meglio di noi emerge quando davvero ce n’è bisogno…

Penso che dovremmo “educarci” alla nostra normale umanità. Non sempre si riesce ad essere “uomini” tra un bus perso, una mail sgradita e uno spaghetto scotto.

Ritornando alla canzone, ho immaginato un’ipotetica ultima notte di San Lorenzo, una notte fuori dal tempo, una situazione quasi fiabesca. Miliardi di persone, con le loro richieste, spengono ognuno una stella dal cielo. Ogni uomo una stella. Miliardi di uomini, miliardi di stelle. Tutti ubriachi di questa abbondanza finché non rimangono in due… un uomo e una stella, che si guardano… E quell’uomo deciderà di rinunciare al suo desiderio perché tutti possano avere la possibilità di esprimerlo al posto suo…  Nessuno però alla fine, spenderà per se il desiderio legato a quell’ultima stella perché tutti, adesso, si ritrovano nella condizione di far emergere la loro “naturale umanità”. Nessuno priverà gli altri di un bene che ormai è comune.

E’ un raccontino musicato… forse c’è tanta utopia in questo testo, non so… chiudo gli occhi è immagino che sia poco lontano dalla realtà. Mi va bene così.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.417 other followers