La società del consenso – “Il timido pensiero”

Autrice Valeria Bissacco - http://valeriabissacco.it

Non so… non so davvero se ci sia più farina sui mobili o nella ciotola per l’impasto…

La mia cucina è ridotta peggio di quella dei 7 nani dopo che il principe s’è portata via Biancaneve (bastardo!… avrà pensato Brontolo… e pure Pisolo…), ma almeno stavolta la pizza è più che mangiabile!

La prima volta che ho provato a fare l’impasto per la pizza è saltato fuori qualcosa di davvero indecente!

La lievitazione latitava e volendo provare ugualmente a cuocere l’impasto,  il risultato è stato una sostanza pseudo alimentare che descriverei come una sorta di pane azzimo con la consistenza di una di quelle caramelle gommose che fanno la gioia di “bancarellari” e dentisti.

Dovete sapere che se cercate una ricetta su internet trovate delle versioni con determinate raccomandazioni e altre che esortano a fare l’esatto opposto… il problema è che sono ricette di chef mega spaziali tutti assolutamente credibili. Si passa da “mi raccomando la pasta frolla con burro freddo” ad “assolutamente fondete il burro”… se seguo una o l’altra ricetta non è un problema. Inspiegabilmente vengono bene entrambe. Mi sono rassegnato, convinto che si tratti di pura stregoneria. Non ci sono discussioni! E’ stregoneria, loro sono stregoni e l’inquisizione dovrebbe fare qualcosa!

Il dramma avviene quando segui consigli di diversi cuochi per la stessa preparazione… e lì sono catastrofi!…In quei casi c’è solo una cosa da fare! Telefonare a mamma!…

Torno nella mia stanza fuori dal caos (versione toscana), stacco un altro foglio dalla parete e lo attacco in mezzo agli altri prescelti.

“Il timido pensiero”.

Ovvero quel che pensiamo e non osiamo dire.

La nostra è una società malata di consenso. La ricerca di questo è diventata maniacale. Una malattia vera!

In politica la “democrazia” ha portato a combattere le battaglie non più sulle idee ma sulla popolarità.

Ci avete fatto caso? Parliamo tanto dell’inflessibile Monti, ma il nostro attuale premier ha un appoggio quasi totale in Parlamento. Come me lo spiego? Per me è semplice. In questo periodo storico in Italia andavano fatte una serie di scelte impopolari… cosa vuoi che importi ad un tecnico, che dopo il suo mandato sparirà dalla politica, di fare queste scelte… E questo va bene a tutti! Destra (ammesso che esista) e Sinistra (ammesso che esista).

Ce li vedete voi l’Alfano o il Bersani di turno andare in tv a dire “Da domani pagate le tasse. Tutti e tutto!”… CROLLO TOTALE DEL CONSENSO!

In economia il tentativo di vendere a tutti i costi ha portato ad un appiattimento delle proposte.

Ci avete fatto caso? Banche e assicurazioni hanno tutte spot che parlano di sicurezza e futuro, i prodotti alimentari sono perennemente paragonati alle ricette genuine della nonna, chi invece pubblicizza servizi di telefonia, si affida a  comici e simpatici personaggi popolari. Per tutti gli altri prodotti ci sono sempre un paio di tette da tirare fuori immotivatamente per qualsiasi bene di consumo.

Ditemi onestamente, voi ce le vedete le banche dire che hanno un tasso del 14,98 % ?*(1) O  una nota bevanda parlare dei sindacalisti colombiani ammazzati? O i gestori telefonici affermare che tanto non si fanno concorrenza e le tariffe rimangono quelle anche se effettivamente gli spot sono divertenti? CROLLO TOTALE DEL CONSENSO!

Ci avete fatto caso? Sui social network il “non mi piace” non esiste. Non è una dimenticanza, è lo specchio di quello che rappresentiamo. Alle aziende non interessa a quanti non piace un prodotto, interessa quanti pezzi di quel prodotto deve produrre e potenzialmente vendere.

Però finché si tratta di politica, economia etc è quasi normale, quando il “contagio” arriva a noi o peggio, a dei ragazzini che s’affacciano alla vita sociale, ammetto che un po’ mi tremano le gambe.

Alcuni altri social network progettati per bimbiminkia*(2) tipo “netlog” sono fondati proprio sulla popolarità degli iscritti… più sei votato, più hai visibilità, più sei popolare. E giù tutti a fare una foto con un cesso dietro…

Siamo figli di una società che ci vuole partecipi più al televoto che al voto.

Il rischio di perseguire il consenso è che si rimanga incastrati in un meccanismo fatto di “facili allineamenti” e poche argomentazioni.

Qui entrano in scena quelli che io chiamo “Timidi pensieri”. Quelli che fanno seguire il “ma” ad un “si”… il “però” dopo il “sono d’accordo”, quelli che danno il via ad un dibattito…

La paura di esprimere un’opinione controcorrente lascia i nostri “timidi pensieri” appesi sulla punta della lingua… Non parlo del dissenso a tutti i costi che, se privo di motivazione, per me equivale al consenso. Parlo del confronto vero e proprio. Il fastidiosissimo confronto! La base concreta di ogni forma di progresso…

Ce li vedete voi dei comunisti esprimere un’opinione ad un’assemblea di Forza Nuova o viceversa? O Atei e Credenti confrontarsi serenamente su temi riguardanti laicità o religiosità*(3)? Più facile insultarsi ed avere il facile consenso di chi è come te. E siamo soli. Perché la solitudine è quando tutti la pensano come te…

Per riprendere una cosa detta in un post precedente, devo ancora vedere un cantante parlare bene del Papa al Primo Maggio o un calciatore fare il pugno chiuso sotto la curva della Lazio…

Autocritica… tante volte sono stato sul punto di evitare di dire la mia opinione (magari contraria o in linea con un “ma” a seguire) per fare a meno di ritrovarmi ad essere controbattuto. Per fastidio di essere mal giudicato, di non essere compreso, di non essere rispettato nel mio pensiero o forse soltanto per paura di dire una stupidaggine.

Da questa osservazione nasce questa canzone. “Il timido pensiero”. Canzone già proposta dal vivo, viva, molto sbarazzina a dire il vero, come forse dovrebbero essere le nostre opinioni dalle quali possono nascere idee importanti. Si, perché il serio pericolo di non aprirci al confronto con chi pensa cose diametralmente opposte alle nostre, è di soffocare idee che invece possono essere importanti. Magari qualcuno cercava proprio questa nostra idea per sentirsi meno solo…

Pensate se Galileo avesse avuto timore di esporre la sua eresia (certo… ha ritrattato, ma ormai il danno era fatto).

Il “timido pensiero” della mia canzone nasce all’improvviso come un’ idea importante, aspetta che sia il suo momento, di poter essere espresso, dibattuto, utilizzato. Si sente soffocato dalla materia grigia che l’ha generato… Vuole essere libero come un aereoplano di carta che ha beccato la corrente giusta e non può fare altro che salire in quota. E’ un pensiero che si libera della sua timidezza e diventa prepotente, acquista consistenza, valore, consapevolezza e alla fine:

“libero dal peso delle offese

senza più paura del giudizio della gente

respirando il senso più leggero delle cose

proprio dove l’aria si fa pura veramente

… scivola via…”

Se i vostri “timidi pensieri” hanno mai provato queste sensazioni, vi dedico fin da adesso questo brano tratto dal “prossimo album”.

*(1) Percentuale presa da una recente proposta di finanziamento da me avuta per comprare un’auto usata. Ovviamente li ho inviati affanculo e ho stabilito di fare come facevano gli antichi. Salvadanaio a forma di porcellino, risparmio e quando ce li ho li spendo!

*(2) Bimbominkia (su wikipedia non c’è… ritengo questa fonte è comunque attendibile…)

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bimbominkia

*(3) Argomento che tratterò in “disse l’uomo sulla croce” in un post successivo

Autrice foto: Valeria Bissacco – http://valeriabissacco.it. Ringrazio per la concessione.

Quella stanza fuori dal caos – “7 miliardi”

Il mio raffreddore sta durando più delle abituali 6 ore annue!… che stia perdendo i miei superpoteri? Non lo so… speriamo di no.

Da piccolo me la sono vista brutta con una broncopolmonite e i medici mi hanno imbottito di così tanti antibiotici che non ho avuto un raffreddore per decenni. Manco le malattie esantematiche ho avuto. Morbillo, varicella, rosolia… niente! Una volta mi sono fiondato in casa di un amico che aveva 2 figli con la varicella. Niente da fare. Sono come l’uomo ragno solo che invece di sparare ragnatele sparo minchiate…

Comunque sia adesso sto ‘na pezza e mi preparo una tazzona di una di quelle tisane che si comprano in farmacia per far passare il raffreddore in 3 giorni.. cioè lo stesso tempo che ci mette per andarsene gratis, ma la pubblicità era carina e una volta tanto mi sono fatto fregare.

Acqua… microonde… un minuto… no due. Brucia… lo sapevo! Vabbè aspetto un po’. Verso la polverina della salute nella tazza e alternando 2 dita alla volta per non scottarmi, come certe lucertole del deserto che fanno i turni con le zampine d’appoggio sulla sabbia che scotta, la appoggio vicino al mouse del pc… In realtà anche alternando le dita ho rischiato parecchio perché non avevo calcolato la peculiarità umana del pollice opponibile al quale, con tutta la buona volontà, non si può dare il cambio… il mio pollice adesso pulsa ed è di un viola preoccupante…

Sollevo lo sguardo sui miei testi appesi e ne cerco uno in particolare… non lo trovo. Ma come no?… cerco meglio… niente!

La maggior parte dei miei testi credo soffrano di una strana forma di paura dell’abbandono. Nonostante io eviti di riporli nei cassetti e li lasci sempre in vista per non dimenticarli. Questo no. Questo deve aver pensato bene di non darmi la soddisfazione di essere scelto… fa il prezioso lui.

Vabbè, ne stampo una copia… vado a prendere il mouse e infilo inavvertitamente 2 dita nella tisana… E sono urla e decine e decine di imprecazioni delle quali alcune assolutamente mai utilizzate prima dall’uomo nella storia dal medioevo ad oggi. Me ne vanto.

Indice e medio diventano dello stesso colore della tisana… il medio un po’ più rosso a dire il vero…

Stampo il testo di “7 miliardi”, sottotitolo “vita a Babele”… perché io con Babele ci sono fissato ok?

Mi piacerebbe raccontarvi non come, ma dove è nato.

In casa, da mia mamma a Barcellona (in Sicilia non in Spagna… non è che lo posso dire sempre però eh), c’è una stanza separata dalla casa. In mezzo al giardino. E’ stata la mia salvezza per anni. Un’oasi di serenità. Da magazzino negli anni è diventato uno studio, un rifugio, un luogo in cui nessuno avrebbe mai osato fracassarmi le… fracassarmi. Punto.

Con i miei amici era diventata la “stanza fuori dal caos”. Pace assoluta in mezzo alla città.

Partite di calcio in tv, pizzate, discorsi più o meno seri tra amici… Era diventato il punto di riferimento di quei pochi ai quali avevo dato il pass per entrare. Non ci poteva entrare chiunque.

Artisticamente credo che quel posto mi abbia aiutato parecchio a trovare la tranquillità che serve per scrivere.

Fuori c’è un albero di arance… Nel mese che amo (settembre) ero pieno. Ne prendevo un paio, spremutazza (altre che tisane), chitarra e via. Ore e ore…

Ogni tanto ci torno. C’è una fila di videocassette (sob… passate di moda), qualche disegno sul muro, che a guardarli oggi è come vedere i miei passaggi da un’età ad un’altra, 2 chitarre rotte, scatoli che non voglio buttare, ma che non oso nemmeno aprire.

Questa stanza è strettamente connessa al testo di “7 miliardi” e ai successivi.

Fino a quest’estate ho vissuto un periodo di magra, musicalmente parlando, non riuscivo a scrivere, o meglio, non mi piaceva nulla di quello che scrivevo. Capita. Non ne faccio mai un dramma. Per mia fortuna ho dovuto passare qualche giorno in Sicilia e senza assolutamente chiederlo la “stanza fuori dal caos” ha fatto la sua magia svegliandomi in piena notte come tante altre volte e coprendomi con quella coperta che ti protegge da tutto quello che non va d’accordo con una penna. Ansia, fretta, frenesia e la peggiore delle streghe, la ricerca del consenso…

Si perché il rischio è sempre questo. Non scrivere ciò che si pensa, ma ciò che ti rende popolare… e fare la solita collezione di “mi piace” fine a stessa.

Che poi non ci vuole molto ad essere popolari oggi. Basta parlare male del Papa al primo maggio o fare il saluto fascista sotto la curva in qualche stadio che partono le ovazioni. Giusto per fare esempi bipartisan.

In fondo lanciare slogan dal palco non è così difficile.

La mia stanza speciale me l’ha ricordato. Mi ha ricordato che per anni ho scritto per il puro piacere di farlo.

Da quest’estate, ho ripreso a scrivere per come ritengo sia giusto farlo e quindi con piacere.

Di che parla “7 miliardi” ve lo dirò in un altro post… lo volevo scrivere ma mi sono perso… O forse ho già iniziato a farlo… In fondo parlare di un ambiente che genera una canzone è come cominciare a capirla no?

Bene… piacere d’avervi accolto per un attimo nella mia “stanza fuori dal caos”.

Buone vibrazioni

Mille cose da possedere, una cosa da dividere – L’ultima stella

Guardo le mie canzoni stese ad asciugare, ne fisso una per qualche secondo e penso: “ok, questa ci sarà!”

Stacco il testo dalla mollettina azzurra e cambio “residenza” al foglio attaccandolo con una calamitina tonda e rossa su una barra di metallo. Barra su cui saranno esposte tutte le canzoni che inserirò nel prossimo album. A vista. Che io possa parlarci sempre.

Prendo la chitarra, la suono… questo è il mio benvenuto alla prima canzone scelta.

Il titolo? “L’ultima stella”

La riflessione che l’ha generata?

Mi sono accorto (e non è che ci volesse tanto) che di fronte all’abbondanza, le persone diventano egoiste, pronte ad accaparrare quanto più possibile… Cronaca ordinaria sentire che ci si scanna per il parcheggio più vicino all’entrata del centro commerciale quando ce ne sono 300 ancora vuoti,  botte da orbi per la nuova uscita di qualcosa che sarà regolarmente in commercio per mesi.

Al contrario, sembra che in condizioni di estremo bisogno venga fuori in ognuno il lato più limpido della nostra umanità.

Così, di fronte a disgrazie come terremoti, guerre o carestie, c’è chi è pronto a spogliarsi di quello che ha per provvedere ai bisogni di perfetti sconosciuti. Fatta eccezione ovviamente, per il paio di balordi pronti a sghignazzare al telefono pensando al giro di soldi che le calamità generano.

Eserciti di volontari più o meno preparati pronti ad assistere, nonne che preparano da mangiare e ragazzi con un pallone a far divertire i bambini. Tutto questo spesso in stridente contrasto con paesaggi devastati.

Senza scomodare le tragedie, ho avuto riferimenti anche dalla quotidianità di persone che vivono a stretto contatto con altre in situazioni non facili o da esperienze personali.

Amo scarpinare in montagna (trekking), mi sono trovato spesso in situazioni abbastanza difficili.

Quello che più mi piace quando ci si trova in mezzo alla natura più ostica, spesso con degli sconosciuti, è notare come  il bene privato diventa regolarmente bene comune (il pezzo di cioccolata, il the caldo, il pane), oppure vedere come ci si prende il peso dello zaino altrui o si provvede alle cure di chi sta messo peggio dopo giorni di cammino. Amo riflettere sul fatto che tutto questo non nasce da regole prestabilite, ma semplicemente da ciò che in fondo siamo davvero. Uomini. Nel senso più nobile del termine. L’indifferenza nasce dall’incapacità (e codardia) di sapersi mettere nei panni altrui: “non è un problema mio”, “me ne batto le balle” et simili. L’empatia emerge nel momento in cui si condivide la fatica, la sofferenza, il disagio… Chi è capace di farsi carico dello sguardo degli altri, da carne da traffico urbano diventa uomo.

In una di queste occasione “montanare” riflettevo a voce alta su quanto fossimo “diversi” in quei momenti favolosi ma comunque di disagio rispetto alle abitudini, quanto la fatica del cammino ci aiutasse a “cambiare”

Un ragazzo che era con me, un sacerdote della mia età che scarpinava con noi, mi fece riflettere, al contrario, sul fatto che probabilmente in quell’ambiente non eravamo “diversi” ma perfettamente normali. La diversità dei nostri comportamenti era nella quotidianità che ci incattivisce con i suoi ritmi, le sue pressioni le sue violenze… è ogni giorno che siamo “diversi” ed è in situazioni difficili che invece siamo “umanamente normali”.

Ecco perché il meglio di noi emerge quando davvero ce n’è bisogno…

Penso che dovremmo “educarci” alla nostra normale umanità. Non sempre si riesce ad essere “uomini” tra un bus perso, una mail sgradita e uno spaghetto scotto.

Ritornando alla canzone, ho immaginato un’ipotetica ultima notte di San Lorenzo, una notte fuori dal tempo, una situazione quasi fiabesca. Miliardi di persone, con le loro richieste, spengono ognuno una stella dal cielo. Ogni uomo una stella. Miliardi di uomini, miliardi di stelle. Tutti ubriachi di questa abbondanza finché non rimangono in due… un uomo e una stella, che si guardano… E quell’uomo deciderà di rinunciare al suo desiderio perché tutti possano avere la possibilità di esprimerlo al posto suo…  Nessuno però alla fine, spenderà per se il desiderio legato a quell’ultima stella perché tutti, adesso, si ritrovano nella condizione di far emergere la loro “naturale umanità”. Nessuno priverà gli altri di un bene che ormai è comune.

E’ un raccontino musicato… forse c’è tanta utopia in questo testo, non so… chiudo gli occhi è immagino che sia poco lontano dalla realtà. Mi va bene così.

Emozionati e condividi…

“Emozionati e condividi”…

Mio padre riuscì stranamente a sorprendermi… Azzeccare le ultime parole da lasciare a un figlio…

Tra i tanti consigli che poteva scegliere per salutarmi, riuscì a pescare quello che probabilmente, ogni volta che prendo chitarra e penna, ho bisogno di avere in mente.

Tenere ben presente che prima di ogni cosa l’arte è un fatto emotivo. Che sia scolpire un blocco di pietra, fare una foto, danzare, cucinare una pietanza o fare chissà cos’altro, prima di ogni cosa bisogna sentirsi innamorati…ci si emoziona solo se si è innamorati. Di qualcuno, di qualcosa o di ciò che si fa. Se palpita il miocardio è cosa buona se no meglio buttare tutto.

Bandire la routine, l’abitudine, l’assuefazione. Muoversi. Perché se c’è arte c’è movimento quindi ricerca.

Non è facile. A volte i cassetti rimangono chiusi per anni.

Emozionarsi e condividere… “condividere”… Mamma mia non parliamone! …Anzi si.

E’ una delle parole più belle del mondo ma oggi rischia di perdere di significato. Si condivide tutto anche grazie ai (o a causa dei) social network: Foto, stati d’animo, video… troppo. Tutto perde importanza e niente ha più valore.

A volte frugo tra le foto che pubblico su facebook e guardandole mi domando quali ritengo essere davvero importanti, quante mi rappresentano e quante hanno un significato per me… poi, dopo averle trovate, mi rendo conto che sono annegate in un oceano di altre foto buttate li senza “emozione”. Caricate tanto per dire “ci sono. Non ho niente da farvi vedere ma ci sono”. Che possibilità hanno gli amici di capire ciò che per me è veramente importante… e io di capire ciò che per loro conta? tutto così labile.

Mi chiedo quindi cosa significhi “condividere” per chi come me scrive… immagino non sia tanto l’obbligo di fare ascoltare una canzone a tutti i costi, quanto la responsabilità di saper scegliere: Gli argomenti, i temi… e poi ancora stimolare, saper dare importanza alle cose e sapere come porgerle… ed “emozionarsi” nel fare tutto questo.

E’ una sfida enorme.

Ho una parete di fogli con sopra le mie canzoni.

Sto iniziando a lavorare al nuovo album e li osservo.

Dovete sapere che mi piace “appenderle ad asciugare”… Su un pezzo di spago teso, ci sono questi fogli. Ognuno attaccato al filo con una mollettina colorata.

Leggo i titoli: “Giulia”, “E’ oltre le correnti”, “L’insonne”, “Disse l’uomo sulla croce”,”7 miliardi”, “L’ultima stella” e tanti altri.

Ho passato mesi a domandarmi con che metodo scegliere. Come capire quali sono più importanti per me in questo momento, finchè non sono giunto alla conclusione che al giorno d’oggi, non ci si può limitare a “selezionare”, incidere e chiedere alla gente di ascoltare. Perché si ascolta tutto distrattamente, si dà un giudizio rapido e si chiude lì (ahimè lo ammetto. Lo faccio anche io… ma mi sto curando).

Dopo queste riflessioni ha iniziato a bussare  prepotentemente sulla mia testa quel “emozionati e condividi”.

Come fare?

Giungo alla conclusione che potrebbe essere una bella prova emotiva condividere tutto dal principio. La scelta dei brani, i provini, qualche testo, gli argomenti che mi hanno spinto a scriverli, le persone che saranno parte di questo lavoro, le foto, lo studio di registrazione, gli accordi con etichetta ed editore.

Troppo? No, perché penso che esponendo ognuna di queste fasi (nel bene e nel male, nel successo e nel fallimento), avrò sempre bene in mente quel sacro criterio del “rispetto” nelle scelte che chi scrive deve avere per chi legge. Porgere una riflessione importante, non mille buttate a caso. Fare questo e farlo al meglio. Pensare a questo mi emoziona già, quindi il lavoro inizia bene.

E cosi’ sia! E sia così!

Da oggi inizio a lavorare sul prossimo album: tappe, progressi e novità, saranno scritte qui, sul mio blog personale sotto la categoria “il prossimo album”.

Sarà un’ avventura particolare per me e se vorrete, potrete accompagnarmi, ma mi raccomando… accompagnatemi, non seguitemi.

Buone vibrazioni

Carlo


SMS SOLIDALE 45590 pro alluvionati Messina

NUMERO SOLIDALE 45590 – Emergenza alluvione Messina

25 novembre 2011

CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE SU TUTTI I MEZZI STAMPA E SOCIAL NETWORK

L’alluvione dello scorso 22 novembre ha messo in ginocchio diversi comuni della provincia di Messina. Ecco i riferimenti per dare un aiuto immediato.

NUMERO SOLIDALE 45590

“Emergenza alluvione Messina”

E’ aperto il «numero solidale » 45590 a cui inviare Sms da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile e Tiscali oppure chiamando da rete fissa.
La raccolta fondi terminera’ il 28 dicembre 2011. Ogni SMS Solidale inviato al 45590 ha il costo di 1 euro (è di 2 euro invece la donazione effettuata per chi chiama da rete fissa).

E’ stata creata una pagina facebook con tutti i riferimenti per le donazioni:

EMERGENZABARCELLONA

(www.facebook.com/emergenzabarcellona)

Di seguito alcuni dei conti correnti aperti per l’emergenza.

CONTO CORRENTE INTESTATO A: COMUNE DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO

CAUSALE: CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ PER GLI ALLUVIONATI DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO

CODICE IBAN: IT 16 Z 01030 82071 000001 328303

 —————

Inoltre, ARCI SICILIA comunica di aver aperto un conto corrente destinato a raccogliere fondi per gli alluvionati del messinese.

Intestazione da inserire nel bonifico e causale:

“Raccolta fondi per alluvionati del messinese”

codice IBAN IT 38 E 05018 04600 000000 140686

presso Banca Etica

CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE SU TUTTI I MEZZI STAMPA E SOCIAL NETWORK

fonte: http://alicesenzaniente.wordpress.com/2011/11/25/numero-solidale-45590-emergenza-alluvione-messina/

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